Gravidanza e sostanze chimiche: pericolo tossicità

Gravidanza e sostanze chimiche si sa, dovrebbero essere due mondi ben separati.

Fin dal concepimento, una nuova vita è, in assoluto, un autentico miracolo. Sembra impossibile che quel “puntino”, quella morula piccolissima, in poco tempo svilupperà un cuore, un cervello, polmoni, reni, ossa, muscoli e tutto quanto è parte dell’anatomia e della fisiologia di un essere umano. Tutto in base a un programma, un software raffinatissimo codificato nel prezioso DNA che è custodito e protetto nel nucleo della cellula.

E mentre Madre natura porta avanti il suo compito e il cuore comincia a battere e le prime connessioni neuronali iniziano a stabilirsi, ogni neo mamma riceve le istruzioni per modificare le proprie abitudini, soprattutto alimentari, affinché attraverso la placenta – l’organo temporaneo che nutre, protegge e sostiene il feto – non passino sostanze nocive per lo sviluppo della nuova vita che, come è ovvio, necessita di un’attenzione particolare proprio perché in formazione, quindi in una fase molto delicata.

Fumo, alcol, tonno, prosciutto… e il resto?

Ma se le raccomandazioni sono necessarie – visto il proliferare e non da oggi di ricerche scientifiche sull’argomento – sono però, ahimè, insufficienti, e proprio alla luce della letteratura scientifica che dimostra ciò che il senso comune ci suggerisce già: e tutte le sostanze chimiche che intossicano noi adulti – e quindi anche le donne in gravidanza – non fanno male al feto?

Certo che fanno male! E i peggiori sono i più infidi, quelli nascosti dove non pensiamo che siano, quelli non indicati sulle etichette o riportati con nomi fantascientifici in elenchi chilometrici che iniziamo a leggere, poi sbuffiamo, ci ricordiamo che non abbiamo una laurea in chimica, scrolliamo le spalle e mettiamo i relativi prodotti nel carrello. Perché il prodotto è in offerta. O perché è un marchio famoso. Perché andiamo di fretta. O, più semplicemente, perché non siamo informati.

Numeri su cui riflettere

A partire dal 2012, oltre 80.000 sostanze chimiche sono elencate per l’uso da parte dell’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti, con circa 1.500 nuove sostanze chimiche prodotte o importate ogni anno[1]. Circa 3.000 di queste sostanze chimiche […] si trovano in un’ampia varietà di prodotti di consumo, compresi prodotti per la pulizia e la cura personale, materiali da costruzione e per la casa, elettronica, imballaggi alimentari, prodotti farmaceutici e pesticidi, che portano a una diffusa esposizione umana.

1.500 nuove sostanze ogni anno!

Circa 3.000 sono praticamente ovunque.

Ftalati: contenitori per alimenti, creme e cosmetici, shampoo, latte intero, panna, carne – sì, anche negli alimenti e non solo nelle loro confezioni. Oggetti di plastica, giocattoli, abbigliamento.

Fenoli: lattine, bottiglie di plastica, conservanti.

E tanti altri.

Troppi.

Conseguenze sullo sviluppo fetale

Alterazioni ormonali nella mamma e nel bambino, alterato sviluppo cognitivo del bambino, allergie, asma, disturbi metabolici ed endocrini: sono solo alcuni dei disturbi correlati a una sovraesposizione a tali sostanze che di biologico non hanno nulla, non sono pertanto assimilabili dall’organismo, sono altamente tossiche e neurotossiche.

Come difendersi?

Non è facile, sono ovunque. Sicuramente leggere le etichette aiuta – più sono brevi e meglio è – ma non basta! Così come non dobbiamo fidarci della sola scritta “naturale” o “verde” perché sono parole a uso libero, non sottoposte a regolamentazione.

Informazione, scelta di aziende certificate e… forse si può, anzi si deve, fare qualcosa in più. Qualcosa però che non sia solo tamponare e correre ai ripari cercando di limitare i danni.

Gravidanza e prevenzione: per la mamma e il bambino

In Italia soprattutto, ma nella società occidentale in genere, quando si parla di prevenzione si pensa subito e solo a controlli ed accertamenti medici. Quindi alla ricerca precoce di ciò che già potrebbe essere. Ma questa è, appunto, azione precoce, non preventiva. Io sono una tifosa di calcio e in gergo calcistico si dice che la miglior difesa è l’attacco. Questo significa “agire prima”, cioè fare qualcosa per impedire che possa agire la controparte. In termini di benessere ciò equivale a: agisco quando sto bene e sono in buona salute per preservare ciò che ho.

E quale migliore prevenzione per la salute della mamma e del bambino di quella che prepara il terreno alla nuova vita che sta per arrivare? E se prima di ogni cosa i futuri genitori si preoccupassero di predisporre al meglio il terreno, quello che poi diverrà il terreno costituzionale del nuovo essere umano, così come il contadino prepara al meglio il terreno prima della semina?

Una possibilità

Tra le tante strade possibili, una di certo molto efficace che, vista l’esperienza, ci sentiamo di raccomandare, è quella di valutare, futuri mamma e papà, un percorso di detossinazione prima del concepimento.

Se nel DNA è codificato il prezioso programma della vita, è logico pensare che un’azione preventiva non può prescindere da una pulizia proprio delle cellule che si fonderanno e daranno origine al feto. Questo, insieme ad abitudini più consapevoli e salutari, non solo farà sì che le fondamenta della nuova casa vengano realizzate su un buon terreno e non nella spazzatura – perdonate gli esempi banali e semplicistici, ma quando penso al nostro corpo intossicato l’immagine che mi viene alla mente è quella di una immensa e puzzolente discarica – ma renderà l’organismo della mamma e del bambino più forti, non sfiancati da un superlavoro di eliminazione di tossine già presenti – e quindi più portati a sovraccaricarsi e a manifestare le conseguenze da accumulo.

Il nostro corpo ha i suoi sistemi di detossinazione, solo che non ce la fa più, fa gli straordinari da sempre. Se però ripristiniamo le condizioni ottimali, allora sarà efficiente e capace di lavorare per il nostro benessere. Proteggendo noi e le future generazioni.

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Barbara Crocetti – Naturopata

 

 

[1] https://www.epa.gov/chemicals-under-tsca

[2] Prodotti chimici ambientali nelle donne incinte negli Stati Uniti: NHANES 2003-2004.
Woodruff TJ, Zota AR, Schwartz JM. Environ Health Perspect. 2011 giugno; 119 (6): 878-85.

[3] Esposizione chimica cumulativa durante la gravidanza e lo sviluppo precoce
Susanna D. MitroTyiesha JohnsonAmi R. Zota. Current Environmental Health Reports. 04 September 2015; 2 (4): 367-378. doi: 10.1007 / s40572-015-0064-x